Cittadini del mondo

Di lunedì sono sempre arruffata e mordace.
La sveglia suona alle 5.45 e la giornata inizia con un bacio rubato di Ya Habibi che se ne va. Io riprendo a dormire, ma quell’ora e mezza successiva è lo spazio degli incubi e del sonno agitato. Più di una volta ho pensato di iniziare anch’io la giornata del lunedi alle 6 di mattina, ma per ora non sono ancora riuscita nell’intento.
Ya Habibi lavora in una zona depressa e depressogena d’Italia, in cui, anni orsono, hanno pensato bene di aprire un’azienda tanto per promuovere l’area, col solo risultato di creare lavoratori ambientalmente frustrati (concedetemi il neologismo) e mogli depresse. Ogni volta che arriva un nuovo collega mi informo se è coniugato e come ha reagito la moglie all’impatto ambientale.
“Abbiamo assunto uno nuovo”
“Moglie?”
“Di origine colombiana, se ne sta a Milano per ora”
“Molto bene!” annuisco soddisfatta.

“Giulio ha comprato casa qui”
“E la moglie?”
“Dice che le ha dovuto concedere la cucina nuova superaccessoriata e costosissima che voleva”
” Si è fatta comprare per poco” scuotendo la testa
” Ma dice anche che lei non ha mai disfatto le valigie…”

“Andrea se ne va in Canada. Dice che lo fa per sua moglie. Sai lei è sempre vissuta a Londra, non ce la può fare a star qui, poi adesso col bambino…”
“Mmm…interessante!”

Io e Ya Habibi abbiamo deciso che, per il benessere della nostra relazione, ma soprattutto per il mio benessere psichico (e conseguentemente anche per il suo) era molto meglio che io me ne stessi a Milano. Nel frattempo lui si è messo a cercare un’alternativa lavorativa nel suo settore che ci permettesse di mettere radici e stare sempre insieme. Ya Habibi è l’unico milanese che non riesce a trovare lavoro nella sua città e, a quanto pare, nella sua nazione.
Se il 2015 è iniziato e sta procedendo come l’anno dell’attesa , il 2014 è stato l’anno dell’incertezza geografica più totale.
Abbiamo spaziato da Montreal, a Dubai, a Zurigo, con una breve sosta a Monaco di Baviera. Mentalmente, sia chiaro, perchè poi, per un motivo o per un altro, siamo ancora qui.
A Montreal Ya Habibi sarebbe andato volenteri: ottimo lavoro, pronti ad assumerlo, ex collega apri-pista. Io ero già pronta con tenute di pelle d’orso per combattere il freddo, sapevo tutto sugli affitti in città, pensavo ad un bel corso di francese, peccato che la McGill (università locale) si sia fatta una sonora risata alla mia richiesta di convalida degli esami sostenuti in Italia. E quindi abbiamo accantonato Montreal, almeno per ora.
Su Dubai eravamo d’accordo: bisognava starci solo qualche anno, poi saremmo tornati a Milano. Ya Habibi avrebbe dovuto seguire un progetto negli Emirati per un’azienda del territorio milanese, che poi lo avrebbe fatto rientrare a casa. Io sarei stata una settimana al mese in Italia e il resto del tempo con lui. Ero preparatissima su Dubai. Sapevo in quale zona era meglio prendere casa, avevo preso contatti con expat italiani che vivono là. Sapevo dove si va a fare colazione di domenica venerdí mattina, dove è meglio fare la spesa. Sapevo che l’insalata d’estate non puoi lavarla con l’acqua che esce dal rubinetto, perchè fa talmente caldo, che esce dalle tubature bollente e l’insalata si cuoce. Conoscevo l’esistenza degli indiani taxisti che si perdono per la città, i posticini in cui si può mangiare maiale clandestinamente. Sapevo anche che sarebbe stato un bel problema per Domiziano arrivarci, perchè per fare un viaggio in cabina in un trasportino si sarebbe dovuto mascherare da falco. La Emirates accetta in cabina solo falchi. Giuro! Il falco è l’emblema degli EAU, la falconeria è lo sport degli sceicchi e il corano contiene un versetto sulla falconeria che autorizza l’uso di uccelli per la caccia. Il furetto, invece, non gode di altrettanta fama.
Mi stavo già impratichendo col kajal, quando l’accordo con gli arabi è saltato e così anche i nostri progetti.
Ripromettendoci di andare a Dubai pima o poi, abbiamo continuato imperterriti nelle ricerche.
Ed ecco che il destino ci porta a Zurigo. Gli svizzeri si presentano bene: dopo averlo esaminato in lungo e in largo, decidono che Ya Habibi può fare al caso loro. Ci pagano viaggio, alloggio e intrattenimento per la moglie Part-time mentre Ya Habibi è impegnato in azienda. Ecco, a posteriori era meglio non mi intrattenessero… Una signora molto asciutta mi ha portato in giro per la città e mi ha mostrato le zone in avremmo potuto vivere (le peggiori). Più delineava dettagli della nostra possibile vita domestica, più mi facevo scenari tristissimi da immigrati emarginati.
“E’ no, pochi appartamenti di quelli che danno in affitto a chi viene a lavorare qui hanno la lavatrice. E’ condominiale” e io già mi vedevo incatenata alla nostra lavatrice di Milano, che, non so come sia possibile, è sempre costretta al superlavoro, nonostante siamo in due, di cui uno saltuario. No, toglietemi tutto, ma non la lavatrice.
“No, appartamenti in centro no, sono costosissimi e pochi li affittano a non svizzeri!” e io già mi immaginavo ghettizzata in un casermone periferico in cui ci si scambia tra vicini melanzane alla parmigiana, bagna cauda e orecchiette con le cime di rapa.
Anche qui Domiziano non avrebbe avuto vita semplice. Avrei dovuto sostenere un esame dopo aver frequentato un corso sull’allevamento dei furetti e avrei dovuto prendere un fratello a Domiziano, non essendo ammessi furetti single. Non so se Domizio avrebbe apprezzato. Lui è una bestiolina sociopatica, che è arrivata a casa nostra con gravi problemi comportamentali, dato il modo in cui è stato tenuto i primi 7 mesi della sua vita, i più importanti per lo sviluppo del cervellino furettesco.
Comunque sia, anche Zurigo è stata accantonata. In soldoni, gli svizzeri non offrivano a Ya Habibi nulla di migliorativo. Anzi.

E quindi anche stamattina sveglia alle 5.45.
Lui mi dà un bacio.
Io riesco a biascicare :”Ciao Amore, buonanotte…!”

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