Nel caso paghiamo delle comparse per il suo compleanno…

E’arrivata la chiamata.
Nel momento meno opportuno, come tutte le cose importanti della mia vita da un po’ a questa parte.
Ero in biblioteca, proprio quando hem…come dire…ero in bagno a fare un goccino di Chanel! Perchè io e il mio telefono andiamo in bagno insieme, ovvio.
Non sono così sprovveduta dal non sapere che, per le leggi fisiche che governano la sfiga nel mondo, è probabile che la chiamata che si aspetta arrivi esattamente in quella frazione infinitesima di tempo in cui non si poteva rispondere.
“Buongiorno, sono Patrizia dal centro A..”
“Patrizia, io la amo! No, non ci conosciamo. No, non sono diventata lesbica nel frattempo. Non sono nemmeno un lesbica che sta cercando di avere un figlio sfruttando il seme di un amico gay!”
Secondo me Patrizia è la lavoratrice piu appagata d’Italia, quella che viene sempre trattata con rispetto e gentilezza, anche quando chiama mentre sei in un bagno pubblico.
“No Patrizia, non disturba. Che scherza? E’un piacere. Sono in una latrina pubblica che aspettavo proprio la sua chiamata…”
Patrizia mi comunica la fatidica data per la visita definitiva. Dopo averla salutata e averle augurato buon anno e buona vita (che adesso è più new age del ‘tante belle cose’ che diceva mia nonna), sento la necessità di appuntare la mia tanto attesa data, perchè sono talmente agitata che potrei dimenticarla.
Ma gli unici supporti che ho a disposizione per scrivere con la biro che sto usando come fermaglio per i capelli sono la porta del cesso, su cui è già appuntato il numero di telefono di un simpatico maniaco che si propone per ‘solo donne over quaranta’ o un pezzo di carta igienica di pessima qualità. Opto per quest’ultima e esco dal bagno col mio pezzettino di carta igienica (che ancora conservo nell’astuccio) e un sorrisone che, se fossi un uomo, sarebbe stato un pretesto per fare della facile ironia.
Poi i miei quattro neuroni sopravvissuti alla scarica di adrenalina iniziano a riflettere sulla data. Porca miseria, il 3 febbraio, vuol dire che per quattro giorni dovrò iniziare la stimolazione al ciclo di fine febbraio-marzo. Per quattro miseri giorni perdo un altro mese (nota tecnica: si suppone che inizi la stimolazione ormonale il primo giorno del ciclo che, a gennaio, dovrebbe iniziarmi il 29-30).
Il debito del karma nei miei confronti si fa ancora più cospicuo.
Dopo aver avvisato Ya Habibi che, naturalmente, per le leggi fisiche sopra citate, non era in bagno, ma in riunione, inizia il giro di whatsappate.
L’amica Sara: “Dai, almeno adesso hai una data. Stasera mi racconti!” e già pregusto il mio sushi di scorta pre eventuale astinenza da gravidanza.
L’amica Giada: “Sei felice?” No, direi che non è l’emozione giusta.
Il mio analista. Silenzio. Ok, sta bene e sta guadagnando i suoi soldi con l’arte del silenzio.
Il mio amico Matteo:
messaggio 1 “Nel caso in cui rimanessi incinta nascerebbe a Dicembre. Vedi di evitare il 25 che poi sono tutti presi dal Natale e si dimenticano del suo compleanno”.
messaggio 2 “Ah, vedi anche prima del 22 che poi, per esperienza vissuta, chiudono le scuole, tutti partono per le vacanze e nessuno va alla sua festa di compleanno”

messaggio 3, dopo un quarto d’ora “Ma non preoccuparti, sai, avere un amico regista è un vantaggio, gli paghiamo delle comparse per il compleanno nel caso…”

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