attesa…

Ormai appena sento il canone di Pachelbel attivo istantaneamente una reazione fight or flight: tachicardia, vasocostrizione periferica, midriasi, tensione muscolare.
Il canone di Pachelbel è la suoneria del mio cellulare e oggi il mio corpo è stato indeciso se combattere o scappare via un paio di volte. “Buongiorno signora, sono Antonia della Vodafone…” “Buongiorno part-time sono Barbara, dallo studio dentistico Giovannetti, il professore ha avuto una disdetta, se le fa piacere potremmo anticipare il suo appuntamento”…
Nè Antonia, nè Barbara sapranno mai che la mia voce sibilante, tremula e scazzata era quella di una donna che vive nel mondo sospeso di coloro che aspettano una telefonata importante.
Rileggo per l’ennesima volta la mail della ginecologa del centro A “La contatteranno a metà-fine gennaio per stabilire il piano terapeutico e fare gli ultimi accertamenti”, ricontrollo per l’ennesima volta la data sul calendario.
Ci siamo, sono ufficialmente nel panico-ansia-attesa ossessiva della chiamata dal centro A.
Ho elaborato una strategia di sopravvivenza:
-reclusione in biblioteca il maggior numero di ore possibile, così da essere obbligata a mantenere la testa sulle sindromi e unindromi e palindromi e cazzindromi che devo studiare e che affliggono qualcun’altro e non me;
-telefono silenzioso con vibrazione. Sono talmente allerta che posso dire con precisione a chi, delle persone sedute attorno a me in biblioteca, è vibrato il telefono e, se mi sforzo, con quale sequenza temporale. Tu col maglione blu e il pizzetto: chi ti ha chiamato 3 volte nelle ultime 4 ore? Non dirmi che due chiamate erano della mamma, sai?
-20 minuti di mindfulness tutte le mattine, obbligatorio, senza possibilità di procrastinazione e senza cedere alle lamentele di Domiziano, che non tollera mi chiuda in camera. Non si sa perchè lui passa la giornata a russare sulla sua amaca, ma, quando io voglio meditare 20 minuti, gli viene la necessità impellente di controllare che non ci siano prede interessanti nella stanza in cui mi chiudo;
-strafogarsi di sushi, così da uscire il più spesso possibile, impietosendo le amiche dicendo loro “metti il caso fortuito che poi rimanga incinta, sai che astinenza da sushi mi tocca?”. Vedo,però, che tutte si sacrificano per la nobile causa;
-leggere, prima di dormire, qualcosa che mi alleggerisca i pensieri. E’ da un po’ che nella mia wish-list ci sono “La trilogia della citta di K” di Agota Kristof e “Suite francese” di Irene Nemirovsky, ma nell’ultimo tour in Feltrnelli ho pensato fosse meglio comprare “Il lamento del prepuzio” di Shalom Auslander e “Peep show” di Federico Baccomo.

Resta il fatto che,se il mio telefono fosse una persona, mi avrebbe denunciato per stalking.
Gli ho promesso che una volta ricevuta la chiamata andremo in Paolo Sarpi e gli comprerò dai cinesi una nuova pacchianissma cover.
Nel frattempo viviamo in simbiosi.

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2 thoughts on “attesa…

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